Il Taurasi, il Barolo del Sud. Il Fiano di Avellino, il più elegante bianco campano. I Campi Flegrei, il vulcano dimenticato. Una regione che sorprende sempre.
La Campania è la regione vinicola più sottovalutata d'Italia. Eppure produce alcuni dei vini più longevi e complessi della penisola: il Taurasi DOCG è universalmente riconosciuto come il Barolo del Sud.
L'Aglianico, vitigno di origine greca portato dai coloni ellenici millenni fa, raggiunge la sua espressione più alta sulle colline di Taurasi in provincia di Avellino. Tannico, austero, con note di ciliegia nera, tabacco e spezie — un vino che richiede anni per aprirsi ma poi ti ripaga con complessità ineguagliabile.
“L'Irpinia è la Borgogna del Sud: stessa nebbia autunnale, stessa attenzione maniacale al terroir, stessa incapacità di fare vini semplici.”
Ai bianchi pensa l'Irpinia: il Fiano di Avellino con le sue note di nocciola e miele, e il Greco di Tufo con la sua mineralità sulfurea unica. Due dei più grandi bianchi d'Italia, spesso ignorati per colpa della scarsa promozione.
Irpinia a est, Campi Flegrei a ovest, Vesuvio al centro. Tre territori vulcanici con caratteri radicalmente diversi.
Le colline dell'Appennino campano a 400-700 metri. Nebbia autunnale, castagneti, vigneti di Aglianico. Il Taurasi DOCG è il vino più importante della Campania. Aziende storiche come Mastroberardino e moderne come Feudi di San Gregorio.
Il supervulcano a ovest di Napoli. I suoli di tufo producono il Falanghina e il Piedirosso più caratteristici della Campania. Cantine ricavate in antiche cave di tufo romano. Un'esperienza vinicola e geologica unica al mondo.
I vigneti sul vulcano attivo più famoso d'Europa producono il Lacryma Christi DOC. Suoli vulcanici ricchissimi, vista sul Golfo di Napoli. Le cantine sul Vesuvio combinano l'esperienza vinicola con quella del parco nazionale.
La cantina che ha salvato i vitigni campani dall'oblio negli anni '70. Piero Mastroberardino è il padre dell'enologia campana moderna: ha preservato Fiano, Greco e Aglianico quando tutti piantavano vitigni internazionali. Il museo aziendale racconta 10 generazioni di storia. Il Radici Taurasi Riserva è il loro vino simbolo.
La cantina più moderna e scenografica dell'Irpinia: progettata dall'architetto Hikaru Mori, con una barricaia sotterranea spettacolare e un ristorante stellato. Feudi è il produttore che ha portato i vini campani sui mercati internazionali con continuità e qualità costante. Il Serpico è il loro top wine.
Tecnicamente in Basilicata ma a cavallo con la Campania, questa cantina ricavata in antiche grotte tufacee produce l'Aglianico del Vulture: il cugino lucano del Taurasi, altrettanto longevo e austero. La visita nelle grotte illuminate è un'esperienza unica — sembra di degustare in una cattedrale sotterranea.
La cantina che ha resuscitato il Falerno, il vino più celebrato dell'Antica Roma. I vigneti si trovano sul litorale domitio tra Roma e Napoli, affacciati sul mare. Il Cecubo — il vino degli imperatori romani — è qui prodotto per la prima volta dopo 2.000 anni di oblio.
Napoletana per il mondo, campana per chi la conosce davvero. Una cucina che non ha bisogno di spiegazioni.
Patrimonio UNESCO dal 2017. Impasto a lunga lievitazione, forno a legna a 450°, pomodoro San Marzano DOP, mozzarella di bufala campana. Margherita e Marinara: nient'altro esiste.
Le vongole veraci del Golfo di Napoli, aglio, olio, prezzemolo e peperoncino. In bianco, mai con il pomodoro. Un piatto di mare assoluto che dipende tutto dalla qualità delle vongole.
Melanzane fritte in strati con pomodoro, mozzarella e basilico. Il piatto più controverso tra Campania e Sicilia: entrambe la rivendicano. La versione napoletana è più ricca, quella siciliana più asciutta.
La vera, quella DOP della provincia di Caserta e Salerno. Bianca, morbida, con il latte che cola quando si taglia. Con pomodoro e basilico è la Caprese: il piatto estivo più copiato al mondo.
Non il ragù bolognese: il ragù napoletano è un sugo di pomodoro con carne intera che cuoce per 6-8 ore. La carne si sfilaccia, il sugo diventa scuro e denso. Si condiscono gli ziti spezzati.
Il dolce più tecnico della pasticceria italiana: sfoglia riccia croccantissima (o frolla morbida) ripiena di ricotta, semolino, cedro candito e cannella. Va mangiata calda, appena uscita dal forno.
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